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La Biblioteca

Fin dal sec XIII, vivente ancora San Francesco, Assisi ebbe probabilmente la sua biblioteca, costituita dal “Protoscriptorius Portiunculae”. Un codice del sec. XIV contiene l’inventario dei libri del convento di S. Maria della Porziuncola; nel prologo si fa riferimento a precedenti inventari, che purtroppo non possediamo più.
“Come il Convento di S. Francesco, anche quello di S. Maria degli Angeli ebbe una biblioteca ricca di volumi e di esemplari preziosi. Su questa biblioteca non esiste a tutt’oggi una letteratura che ne abbia registrate le vicende e tramandata l’immagine nelle sue giuste dimensioni. Tuttavia gli scarni riferimenti storici posseduti non lasciano dubbi sulla sua importanza e sul prestigio dei suoi codici e dei suoi volumi a stampa. Anche se il primitivo fondo dei codici della Porziuncola è finito, in tutto o in parte, al Sacro Convento; è chiaro che dal 1438, allorché le due famiglie francescane dei Frati Minori Osservanti (S. Maria della Porziuncola) e dei Frati Minori Conventuali (Sacro Convento di S. Francesco) condussero vita autonoma e indipendente, anche le rispettive biblioteche, marciarono per vie autonome, anche se parallele. Sappiamo comunque che nel 1759-60 le ricche raccolte librarie in rapido aumento, consigliarono di dare alla biblioteca una sede più idonea in un nuovo locale. Tale locale esiste ancora oggi, sebbene modificato nel 1957. l’ampio e solenne portale in marmo è sovrastatola una lapide, che riporta la data di costruzione “MDCCLIX” e quella scritta, comune anche ad altre biblioteche della nostra Provincia: “ BIBLIOTHECA EXCOMUNICATIONE MUNITA CONTRA EXTRAHENTES”.
Le notizie si fanno più circostanziate e documentabili, da quando la “bufera napoleonica” si abbattè su tutte le biblioteche, e non solo, delle istituzioni religiose, all’interno dell’impero napoleonica.
“Possedeva questo sacro convento (benché situato in campagna) una famosissima biblioteca ripiena di una moltitudine di libri per ogni sorta di scienze. Nella fatal soppressione non fu possibile salvare codici, manoscritti ed opere latine le più celebri. Espulsi i Religiosi dal Convento, quel Prefetto di Spoleto Roderer ordinò, che tutta questa biblioteca fosse trasportata nella suddetta città nel pubblico Ginnasio. Ciò saputosi dai Signori Assisani, e in particolar dal signor Conte Lorenzo Bindangoli e Signor Cavaliere Francesco Antonio Frondini pensarono (prima che i libri si trasportassero) di fare una scelta dei medesimi, e salvarli dalle mani usurpatrici. Ciò eseguirono con averne fatti tradurre cinque carri alle loro case. Poco dopo vennero i Bibliotecari di Spoleto, e portarono via tutto il rimanente. Il locale restò con il semplice nome di biblioteca; fu ridotta una spelonca, e l’indice dove era notato l’elenco de’ libri, non fu rinvenuto. Al ritorno di Fra Luigi [Ferri di Bologna] dalla sua patria al convento, fra le altre sue cure vi comprese anche questa. Si avvide che la biblioteca era affatto spogliata, e ridotta per così dire un magazzino da fieno.
Egli scrutinò con tanta destrezza, che gli riuscì di scoprire ove stavano i libri. Fu subito ricorso all’E.mo Cardinale Protettore, il quale gli prestò tutta la mano per tal ricupera. Ma i Spoletini con mendicati pretesti sotennero il ratto, non volevano in conto alcuno restituirli. Il religioso se ne partì in Roma, ed ottenne un forte rescritto, perché gli venisse fatta l’immediata restituzione. Di poi Fra Luigi in unione del P. Provinciale P. Agostino da Stroncone si condusse a Spoleto, ed ivi fatta la scelta de’ libri, manoscritti e codici, ne furono caricati dieci carri, e furono spediti al convento degli Angioli. Quei Signori Assisani, che ne possedevano Cinque carri, mostrarono sulle prime renitenza nel renderli, ma il Foresteraro [fra Luigi da Bologna] maneggiò tanto bene l’affare, che tutto vinse, e tutto ricondusse al primiero locale. Né punto lo sgomentarono i travagli e el contumelie che dovette soffrire per la ricupera de’ libri dai Signori Assisani…”.
Ma quei libri ricondotti in Porziuncola furono di nuovo persi nella successiva soppressione italiana a seguito del decreto Pepoli del 1860.
Molti di essi si trovano presso la biblioteca comunale di Assisi, ora in custodia nella biblioteca del Sacro Convento, tra cui 45 codici manoscritti. Alcuni altri, in seguito a passaggi vari, non proprio facili da ricostruire, finirono anche nella biblioteca diocesana di Assisi. Dopo la soppressione, i frati iniziarono una paziente opera di ricostruzione, raccogliendo quanto era eventualmente sfuggito ai soppressori, raccogliendo materiale librario, spesso malandato, da altri conventi della Provincia, avendo cura di radunare libri lasciati da singoli frati defunti.
Una svolta si ebbe nel 1891, quando il p. Marcellino da Civezza riuscì ad acquistare, per la somma di lire 10.000 una parte della Biblioteca di Cesare Guasti, morto nel 1889, completa di cataloghi e una ricca miscelanea. Nel periodo postbellico, si avvertì l’esigenza di creare una biblioteca conventuale, che fosse aperta anche al pubblico, per venire incontro ai bisogni delle popolazioni locali, secondo l’antica tradizione monastica e francescana. Cosicché nel corso degli anni ’50, si avviò il trasporto del materiale librario dal vecchio locale settecentesco, ai nuovi locali sottostanti l’ex curia provinciale, che erano stati restaurati fra il 1937 e il ’40. la nuova ubicazione permetteva l’accesso anche al pubblico. Si iniziò l’acquisto di un arredo meglio adeguato alle nuove esigenze, con l’intervento determinante di sovvenzioni ministeriali ed in seguito anche regionali.
Nel 1957 la vecchia biblioteca settecentesca fu sottoposta a restauri e ampliamenti, per servire da aula capitolare. Nello stesso anno infatti vi si svolse il capitolo generale dell’Ordine, nel quale fu eletto Ministro il p. Agostino Sepinski.
Successivamente si pensò di utilizzare il nuovo locale anche come biblioteca interna del convento, a servizio esclusivo dei frati ivi residenti. L’arredo metallico fu completato nel corso degli anni settanta. La sede rimase in attività fino alla costruzione e l’arredamento della nuova sede. È appunto questa nuova sede che oggi apriamo al pubblico. Essa è stata ricavata dai locali della ex Tipografia Porziuncola, con l’intervento finanziario dello Stato, su progetto dello studio degli architetti Daria Ripa di Meana e Bruno Salvatici di perugina e dell’ingegner Capaldini di Giano dell’Umbria, per opera della ditta Carena di Genova.

Oggi la Biblioteca Porziuncola raccoglie sia i due tronconi della vecchia biblioteca, la superiore e la inferiore, sia alcuni notevoli lasciti, come quello del p. Nello Canalini, del p. Giacinto Cinti, nonché numerose pubblicazioni rimaste accumulate, dopo gli eventi sismici del 1997.
Manoscritti, incunaboli e cinquecentine, in vista di una migliore sicurezza, si è preferito conservarli in altri locali più interni al convento; comunque a disposizione degli studiosi.

L’attuale patrimonio librario della BIBLIOTECA PORZIUNCOLA consta di oltre 140.000 volumi, di cui: 164 manoscritti, 130 incunaboli, 2000 cinquecentine, oltre 60.000 appartenenti al fondo storico (sec. XVII-XIX), oltre 30.000 appartenenti al fondo moderno (sec. XX), oltre 30.000 opuscoli, 178 testate di periodici di cui 105 correnti.
Il fondo moderno della BIBLIOTECA PORZIUNCOLA, pur essendo ricco di materiale librario a carattere storico-artistico-letterario, intendi investire sempre di più nell’ambito filosofico-teologico.
I cataloghi cartacei del fondo storico, nonché dei manoscritti, incunaboli e cinquecentine sono completi e in corso di informatizzazione; mentre i cataloghi del fondo moderno e dei periodici sono ancora incompleti e in via di aggiornamento, anche a causa dei recenti eventi sismici e dei successivi traslochi.
È previsto il prestito di libri a privati a norma di regolamento. Sarà attivato anche il prestito interbibliotecario.